Diplomat Traveller
Inviato: lunedì 23 ottobre 2023, 21:16
La Traveller di Diplomat è una penna dalla linea semplice e sottile , uno stile quasi minimalista spezzato da un riuscitissimo fermaglio vagamente curvilineo con un accenno terminale a forma di goccia che reca al centro un intarsio a … goccia.
Il cappuccio a pressione svolge egregiamente il compito di proteggere il pennino ed il suo inchiostro : anche se inutilizzata per settimane , riprende a scrivere senza il minimo problema. Il prezzo da pagare è però l’impossibilità di calzare il cappuccio a causa dell’ingombrate presenza del controcappuccio
Molto più che buone le prestazione del pennino e del gruppo scrittura in generale, capace di erogare un flusso sempre costante di inchiostro non da piogge monsoniche ma neanche da deserto sahariano; il pennino è scorrevole (la mia monta una punta media) ma non levigatissimo , una via di mezzo tra un pennino di TWSBI ed uno di Sailor ; direi che si fa gradevolmente sentire scorrere sulla carta.
Questa versione è un acciaio leggermente spazzolato, dal non eccessivo peso di poco meno di una ventina di grammi .
Sicuramente una buona compagna di viaggio ad un costo non troppo esoso sia per resa visiva che per bontà di scrittura (anche in caso di una scrittura eseguita velocemente) .
Una penna di cui si parla molto poco e, inevitabilmente, sottovalutata.
Fatti curiosi:
La Diplomat Traveller ebbe un così grosso successo tra i viaggiatori per diletto (ma non solo) , da divenire ben presto considerata uno stustus symbol presso i più famosi avventurieri ed esploratori .Quella che segue è una breve ricerca personale sui possessori delle varie versioni di Traveller che, per una cosa o per l’altra , passarono alla storia .
Traveller nella bellissima livrea in celluloide Caribbean Blue ; le prime versioni erano riconoscibili dal gioiello sulla sommità del cappuccio a guisa di ciuffo d’ananas , sostituito nelle successive da un più banale disegno petaloso che ancora oggi contraddistingue il marchio tedesco. Rigorosamente caricata con inchiostro Sargasso Sea , accompagnò Cristoforo Colombo nei suoi viaggi.
Altrettanto rimarchevole è la livrea Indian Pearl posseduta da Vasco de Gama ; di questa penna poco si sa e dicerie raccontano che fu data in cambio (da un ipocondriaco Vasco) di un bicchiere di gin con acqua chinata (un gin tonic insomma), quale rimedio alla malaria in quel di Calcutta.
Non mancarono anche le collaborazioni con i produttori di inchiostro ; la più proficua è quella con la Noodler’s , per la spettacolare (ma un po sfigata) Traveller in celluloide Cracked Ice appartenuta Roald Amundsen e caricata per l’appunto con inchiostro Noodler’s Polar Black. Si mormora che la penna portasse una certa dose di jella: tutte le volte che veniva usata, grossi crepacci si aprivano improvvisamente nel ghiaccio. Fu data in pasto ad una muta di cani da slitta facendola passare per un Calippo al gusto cola (fonte da verificare).
Da non dimenticare, anche per le successive ricadute tecnologiche, la versione realizzata interamente in titanio ed utilizzata da Alexai Leonov nella prima passeggiata spaziale; rimarchevole per la tecnica costruttiva del pennino anch’esso in titanio e , per la prima volta, senza foro di sfiato perché , si sa, nello spazio cosmico l’aria non c’è.
Ovviamente non tardò la risposta tutta americana : Traveller in livrea Dark Side tutta nera (che molti collezionisti scambiano , erroneamente , per una semplice Black Jet); utilizzata da Neil Armstrong a bordo dell’Eagle per scrivere quel famoso discorso di piccoli passi, umanità, passi più grandi, quelle cose lì insomma. Questa, a differenza della penna dei sovietici, presentava il pennino con il foro di aerazione, facendo sorgere più di un dubbio a qualche appassionato di viaggi lunari. Era rigorosamente caricata con il tanto controverso inchiostro Moon Oak.
Non è poi così importante che sia tutto vero, essenziale è che sia veritiero...
Il cappuccio a pressione svolge egregiamente il compito di proteggere il pennino ed il suo inchiostro : anche se inutilizzata per settimane , riprende a scrivere senza il minimo problema. Il prezzo da pagare è però l’impossibilità di calzare il cappuccio a causa dell’ingombrate presenza del controcappuccio
Molto più che buone le prestazione del pennino e del gruppo scrittura in generale, capace di erogare un flusso sempre costante di inchiostro non da piogge monsoniche ma neanche da deserto sahariano; il pennino è scorrevole (la mia monta una punta media) ma non levigatissimo , una via di mezzo tra un pennino di TWSBI ed uno di Sailor ; direi che si fa gradevolmente sentire scorrere sulla carta.
Questa versione è un acciaio leggermente spazzolato, dal non eccessivo peso di poco meno di una ventina di grammi .
Sicuramente una buona compagna di viaggio ad un costo non troppo esoso sia per resa visiva che per bontà di scrittura (anche in caso di una scrittura eseguita velocemente) .
Una penna di cui si parla molto poco e, inevitabilmente, sottovalutata.
Fatti curiosi:
La Diplomat Traveller ebbe un così grosso successo tra i viaggiatori per diletto (ma non solo) , da divenire ben presto considerata uno stustus symbol presso i più famosi avventurieri ed esploratori .Quella che segue è una breve ricerca personale sui possessori delle varie versioni di Traveller che, per una cosa o per l’altra , passarono alla storia .
Traveller nella bellissima livrea in celluloide Caribbean Blue ; le prime versioni erano riconoscibili dal gioiello sulla sommità del cappuccio a guisa di ciuffo d’ananas , sostituito nelle successive da un più banale disegno petaloso che ancora oggi contraddistingue il marchio tedesco. Rigorosamente caricata con inchiostro Sargasso Sea , accompagnò Cristoforo Colombo nei suoi viaggi.
Altrettanto rimarchevole è la livrea Indian Pearl posseduta da Vasco de Gama ; di questa penna poco si sa e dicerie raccontano che fu data in cambio (da un ipocondriaco Vasco) di un bicchiere di gin con acqua chinata (un gin tonic insomma), quale rimedio alla malaria in quel di Calcutta.
Non mancarono anche le collaborazioni con i produttori di inchiostro ; la più proficua è quella con la Noodler’s , per la spettacolare (ma un po sfigata) Traveller in celluloide Cracked Ice appartenuta Roald Amundsen e caricata per l’appunto con inchiostro Noodler’s Polar Black. Si mormora che la penna portasse una certa dose di jella: tutte le volte che veniva usata, grossi crepacci si aprivano improvvisamente nel ghiaccio. Fu data in pasto ad una muta di cani da slitta facendola passare per un Calippo al gusto cola (fonte da verificare).
Da non dimenticare, anche per le successive ricadute tecnologiche, la versione realizzata interamente in titanio ed utilizzata da Alexai Leonov nella prima passeggiata spaziale; rimarchevole per la tecnica costruttiva del pennino anch’esso in titanio e , per la prima volta, senza foro di sfiato perché , si sa, nello spazio cosmico l’aria non c’è.
Ovviamente non tardò la risposta tutta americana : Traveller in livrea Dark Side tutta nera (che molti collezionisti scambiano , erroneamente , per una semplice Black Jet); utilizzata da Neil Armstrong a bordo dell’Eagle per scrivere quel famoso discorso di piccoli passi, umanità, passi più grandi, quelle cose lì insomma. Questa, a differenza della penna dei sovietici, presentava il pennino con il foro di aerazione, facendo sorgere più di un dubbio a qualche appassionato di viaggi lunari. Era rigorosamente caricata con il tanto controverso inchiostro Moon Oak.
Non è poi così importante che sia tutto vero, essenziale è che sia veritiero...