Ricambi Stipula
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Ricambi Stipula
Qualcuno ha idea se siano reperibili i ricambi delle Stipula?
In molte penne la casa fiorentina ha utilizzato una sorta di grosso converter nel quale si avvitava il gruppo scrittura sul davanti e si incastrava il fondello sul dietro, comandandone il funzionamento.
E' in tutto e per tutto un converter come tanti: fatto allo stesso modo, dimensioni a parte. I converter costano due soldi e sono decisamente longevi.
All'epoca mi era sembrata una soluzione intelligente, che consentiva di semplificare la produzione rendendo realizzabili diversi modelli differenziando solo il "vestito" dei predetti. Purtroppo sono riusciti a realizzare una porcheria dove era quasi impossibile farlo.
Oggi ho preso in mano una delle mie due Tibaldi 60 (fatte da Stipula) ed azionando il caricamento la parte posteriore del converter, quella solidale al fondello si è letteralmente sgretolata. Mi chiedo come sia possibile al giorno d'oggi, dove con le plastiche si realizza tutto, comprese parti che lavorano in condizioni di caldo, freddo, a contatto con oli, solventi, si possa trovare della plastica che si deteriora nel giro di pochi anni. Sembra incredibile; viene da pensare che abbiano dovuto farsela realizzare appositamente.
Qui: https://forum.fountainpen.it/viewtopic.php?f=12&t=16122 avevo raccontato il ripristino di una Tibaldi 60, il modello più piccolo ma dalla realizzazione identica: anche in questo caso il converter si era dimostrato fatto malamente e delicato, ma perlomeno con qualche alchimia era recuperabile.
In molte penne la casa fiorentina ha utilizzato una sorta di grosso converter nel quale si avvitava il gruppo scrittura sul davanti e si incastrava il fondello sul dietro, comandandone il funzionamento.
E' in tutto e per tutto un converter come tanti: fatto allo stesso modo, dimensioni a parte. I converter costano due soldi e sono decisamente longevi.
All'epoca mi era sembrata una soluzione intelligente, che consentiva di semplificare la produzione rendendo realizzabili diversi modelli differenziando solo il "vestito" dei predetti. Purtroppo sono riusciti a realizzare una porcheria dove era quasi impossibile farlo.
Oggi ho preso in mano una delle mie due Tibaldi 60 (fatte da Stipula) ed azionando il caricamento la parte posteriore del converter, quella solidale al fondello si è letteralmente sgretolata. Mi chiedo come sia possibile al giorno d'oggi, dove con le plastiche si realizza tutto, comprese parti che lavorano in condizioni di caldo, freddo, a contatto con oli, solventi, si possa trovare della plastica che si deteriora nel giro di pochi anni. Sembra incredibile; viene da pensare che abbiano dovuto farsela realizzare appositamente.
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La curiosità è madre dell'interesse. Una vita senza interessi è una vita in stato comatoso.
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L'anno scorso ho contattato la Casa via email per chiedere una sezione di ricambio per la mia Passaporto. Una richiesta del tutto particolare. Dopo un mese , a prezzo di piacere, ho ricevuto direttamente una Passaporto nuova. Quindi prova a scrivergli
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Grazie. Proverò.Siberia ha scritto: ↑martedì 20 marzo 2018, 20:59 L'anno scorso ho contattato la Casa via email per chiedere una sezione di ricambio per la mia Passaporto. Una richiesta del tutto particolare. Dopo un mese , a prezzo di piacere, ho ricevuto direttamente una Passaporto nuova. Quindi prova a scrivergli
Però che tristezza! la maggior parte delle mie penne sono d'epoca; in qualche caso qualcuna è cristallizzata, ma stiamo parlando di oggetti che hanno 80 - 90 anni e saremo su percentuali dell'ordine dell'uno - due %.
Delle mie penne moderne la Visconti Voyager si è distrutta; nella Delta Pompei il puntale è diventato una specie di pappa appiccicosa e si è sgretolato; Le Omas in resina vegetale che si sono contratte, nelle quali il cappuccio ed il corpo s'incastrano anziché avvitarsi, gli anelli ballano, le dorature si consumano, non si contano; di questa Stipula vi ho detto. Quello che fa più male che sono tutte penne italiane.
Ma è possibile che non si riesca a fare un prodotto decente e che duri negli anni?
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Non sono un tecnico ma da qualche tempo, ormai, mi sono rifugiato nel vintage (o modernariato anni 70). Ho buttato, inutilmente, troppi soldi su penne nuove. In generale le trovo inferiori rispetto alle stilo del passato: a parte i pennini, anche come plastiche, assemblaggi, ecc. mi sono trovato meglio (fin ora)
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Non pensavo che questa ditta fosse ancora in attività. Sapevo che navigava in cattive acque e pensavo che avesse chiuso. Ora mi date la buona notizia che esiste ancora. Io ho una Stipula Kalegrafica, una di quelle che veniva usata da una casa farmaceutica per omaggiare i medici. Precisamente si tratta del modello Theta, quello che imita la Aurora Etiopia. E' di resina ed è robusta ( non ho mai avuto problemi). E' possibile caricarla con una cartuccia (accetta normalmente quelle della Pelikan) oppure con un contagoccie, dopo aver svitato la sezione, perché è provvista di un o-ring di tenuta.
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Si,l'azienda stava per chiudere ma ha trovato un nuovo finanziatore ed è ripartita con una nuova ragione sociale e una parte dei dipendenti.
Ho una delle Stipula dell'ultima generazione, niente di che, cartuccia/converter, ma devo dire che il miglioramento nella qualità si vede.
So che intervengono sulle penne della gestione precedente, ovviamente nei limiti della disponibilità di ricambi.
Ho una delle Stipula dell'ultima generazione, niente di che, cartuccia/converter, ma devo dire che il miglioramento nella qualità si vede.
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E' scientificamente provato. Acquistare penne stilografiche e scrivere con la penna stilografica sono due hobbies distinti.
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Ciao Marcello,:PeppePipes ha scritto: ↑martedì 20 marzo 2018, 21:38Grazie. Proverò.Siberia ha scritto: ↑martedì 20 marzo 2018, 20:59 L'anno scorso ho contattato la Casa via email per chiedere una sezione di ricambio per la mia Passaporto. Una richiesta del tutto particolare. Dopo un mese , a prezzo di piacere, ho ricevuto direttamente una Passaporto nuova. Quindi prova a scrivergli
Però che tristezza! la maggior parte delle mie penne sono d'epoca; in qualche caso qualcuna è cristallizzata, ma stiamo parlando di oggetti che hanno 80 - 90 anni e saremo su percentuali dell'ordine dell'uno - due %.
Delle mie penne moderne la Visconti Voyager si è distrutta; nella Delta Pompei il puntale è diventato una specie di pappa appiccicosa e si è sgretolato; Le Omas in resina vegetale che si sono contratte, nelle quali il cappuccio ed il corpo s'incastrano anziché avvitarsi, gli anelli ballano, le dorature si consumano, non si contano; di questa Stipula vi ho detto. Quello che fa più male che sono tutte penne italiane.
Ma è possibile che non si riesca a fare un prodotto decente e che duri negli anni?
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Per non aprire una nuova discussione scrivo qui:ho una Stipula T-Sahara e non riesco a sapere quale converter sia compatibile e se abbia delle cartucce proprietarie,grazie
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Bene,grazie,me lo procuro 
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Sono totalmente d'accordo.Siberia ha scritto: ↑martedì 20 marzo 2018, 22:08 Non sono un tecnico ma da qualche tempo, ormai, mi sono rifugiato nel vintage (o modernariato anni 70). Ho buttato, inutilmente, troppi soldi su penne nuove. In generale le trovo inferiori rispetto alle stilo del passato: a parte i pennini, anche come plastiche, assemblaggi, ecc. mi sono trovato meglio (fin ora)
Credo peraltro che il discorso valga - con poche e lodevoli eccezioni - per la maggior parte dei manufatti.
Per fare un esempio, una chitarra prodotta tra il 1950 e il 1975, a parità di segmento produttivo, suona infinitamente meglio di una moderna. E questo non solo per la stagionatura dei legni, ma per qualità dei componenti, cura liuteristica e rigore di assemblaggio.
Personalmente, trovando un po’ troppo impegnative le penne della prima metà del Novecento, mi rivolgo con grande soddisfazione a quelle prodotte nel dopoguerra. Sono belle e il più delle volte costruite meglio.
Questo ovviamente non vuol dire che le penne prodotte dopo il 1980 siano tutte indistintamente delle schifezze. Ma io tendo a non comprarle.
Mauro
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Vero. Ma c'è anche da dire che i prodotti di una volta avevano ben altri prezzi, e questo consentiva di realizzarli meglio. Di molte cose ne compravi uno e non una collezione. Inoltre i difetti c'erano anche allora, ed è assai probabile che molte penne difettose siano finite in pattumiera già ai loro tempi.
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Phormula ha scritto: ↑domenica 16 giugno 2019, 8:38 Vero. Ma c'è anche da dire che i prodotti di una volta avevano ben altri prezzi, e questo consentiva di realizzarli meglio. Di molte cose ne compravi uno e non una collezione. Inoltre i difetti c'erano anche allora, ed è assai probabile che molte penne difettose siano finite in pattumiera già ai loro tempi.
Hai ragione. Ricordo bene come mio nonno possedesse un unico Zenith, sia pure con cassa d'oro, e non più di due o tre penne stilografiche (di cui una rigorosamente 88), pur svolgendo un lavoro in cui scriveva dalla mattina alla sera.
Le cose erano prodotte per durare una vita ed anche per sopravvivere al proprietario.
Una stilo cinese di oggi non sopravvive nemmeno ad una libellula
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Mauro
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Purtroppo sono i materiali che usano, solo se guardi il serbatoio o il cappuccio si spacca, per non parlare delle sezioni se scrivi con un po più d pressione invece che aprirsi i rebbi si spacca la sezione.
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Lo so, Massimo.
In realtà le politiche commerciali della Cina, che sembrerebbero benemerenti perchè in grado di consentire a tutti di accedere ad ogni categoria merceologica con una spesa contenuta, in molti casi si rivelano invece molto poco convenienti. Perchè se è vero che da una stilo che costa tre euro nessuno si aspetta niente, è anche vero che vendere un milione di “sole” da uno, due o tre euro, ti fa comunque entrare in tasca tanti soldini, che escono invece dalle tasche di acquirenti che nello spazio di pochi giorni o settimane si trovano un oggetto da cestinare, quando non pericoloso per la salute o l’ambiente.
Mettere in vendita beni con obsolescenza programmata a giorni o settimane, al mio paese si chiama truffa. Ma nessuno sembra accorgersene.
Mauro