Pasespo ha scritto:Sempre a prosito dell' ampio utilizzo che può farne il medico volevo chiedere,a chi sapesse rispondere, se secondo voi è possibile utilizzare inchiostri diversi dal nero e blu canonici per scrivere una ricetta (intendo carta intestata di struttura pubblica e non impegnativa rossa ASL) o anche per rilasciare un certificato della pubblica amministrazione (anche se oggi i certificati sono per la maggior parte elettronici). Insomma per l'amministrazione pubblica si può usare solo il nero, è permesso anche il blu o mi posso sbizzarrire con altri colori tipo il porpora. Grazie scusate se OT altrimenti apro un'altra "DISCUSSIONE"
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( Cacchio nemmeno OT va più bene
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)
Allora,posso risponderti io.L'Italia è il paese dei paradossi.La legge istitutiva della ricette ASL del 2005 ammette la possibilità di usare anche la stilografica,o biro con inchiostro permanente,
purchè nero.Non so se altrove,in altre Regioni,qualcuno usa il blu;a me è stato imposto sempre di usare il nero.
Le ricette su carta intestata possono benissimo essere scritte con qualsiasi colore:me ne arrivano da colleghi specialisti scritte in blu,verde,porpora e perfino seppia o rosso.Diverso è il discorso per i certificati per la Pubblica Amministrazione (ormai pochi perchè quasi tutto è online).Io cerco di usare sempre il nero un pò per tutti:certificati per l'attività fisica,ammissione a colonie marine o montane,certificati di morte,ecc.Ecco comunque i riferimenti normativi,da cui emerge,per gli atti pubblici,la necessità di usare il blu/nero o il nero.Un obbligo tassativo per il nero.al momento,non esiste,purchè l'inchiostro sia resistente e fotocopiabile.
TESTO
"La redazione dell'atto pubblico é disciplinata dall'art. 53 l.n. assieme ad altre norme che, successivamente all'emanazione della legge professionale, hanno avuto per oggetto la scritturazione del documento atto pubbliconota1.
La necessità della stabile conservazione nel tempo del documento pubblico, ha da sempre imposto alcune regole fondamentali in tema di scritturazione dell'atto pubblico.
L'art. 1 della Legge 14 aprile 1957, n. 251, a suo tempo abrogata dall'art. 28 della Legge 15/68 nota2 impone al notaio l'uso di inchiostri indelebili (per la redazione a mano o a stampa degli atti), rinviando ad un successivo d.P.C.M. la determinazione delle caratteristiche dei nastri dattilografici, di cui è consentito l'uso per la redazione degli atti pubblici.
Il D.P.C.M. 3 agosto 1962 (emanato per la determinazione delle modalità tecniche per la redazione a macchina di atti pubblici in applicazione della Legge n. 251 del 1957, ora abrogata dall'art. 28 della Legge 15/68 ), alla tabella A impone, per la redazione degli atti pubblici, l'uso di inchiostro "nero fisso".
Con la recente emanazione del D.P.R. n. 445 del 28 dicembre 2000 (T.U. sulla documentazione amministrativa) il legislatore é ritornato sul metodo di redazione degli atti pubblici, operando una sintesi degli abrogati artt. 12 e 13 della Legge n. 15 del 1968, non riproducendo l'ultima parte dell'art. 12 della citata legge, che prevedeva, nel 1968, la successiva emanazione di un D.P.C.M. in merito alle caratteristiche tecniche dei singoli sistemi di redazione nota3.
Il principio posto dall'art. 7 del T.U. riguarda la necessità che, quale che sia il metodo utilizzato per la redazione degli atti pubblici (a mano, a stampa ecc., da utilizzarsi anche promiscuamente), sia garantita l'adeguata conservazione nel tempo del documento atto pubblico nella sua completezza.
La necessità che il documento duri integro nel tempo, non riguarda solo il supporto cartaceo sul quale è redatto, ma anche e soprattutto il metodo di redazione utilizzato nota4 .
L'atto pubblico deve essere scritto in maniera chiara e leggibile, afferma l'art. 53 l.n., richiesta che aveva un suo scopo se si pensa alla redazione manuale dell'intero documento.
Attualmente la quasi totalità degli atti è redatta con sistemi elettronici, ma sia per quanto riguarda atti completamente redatti a mano, sia nel caso di inserimento a mano di parti di atto (anche per postilla), è necessario che il documento sia scritto "con caratteri chiari, distinti e facilmente leggibili" come espressamente richiede la norma.
In materia di redazione dell'atto pubblico notarile, prima del T.U sulla documentazione amministrativa emanato col D.P.R. n. 445 del 2000 , era possibile argomentare che non era il sistema di scritturazione dell'atto pubblico che doveva essere autorizzato ai sensi della normativa (in considerazione del fatto che era la tabella B del D.P.C.M. del 1962 ad individuare i sistemi meccanici di riproduzione delle copie conformi degli atti pubblici), ma unicamente che il tipo di inchiostro da utilizzare fosse indelebile, e che doveva superare le prove disposte dalla tabella A del citato D.P.C.M. 3 agosto 1962 nota5 .
Con il T.U. apri viene a mancare qualsiasi rinvio a norme regolamentari che possano disciplinare sia i metodi di redazione, che gli inchiostri utilizzati negli atti pubblici notarili.
In considerazione del principio posto dal primo comma dell'art. 7 del T.U. n. 445, relativo alla conservazione nel tempo del documento atto pubblico, rimane da chiarire come sia possibile garantire nel tempo la conservazione del documento in assenza di specifici parametri tecnici che disciplinino i diversi metodi di redazione.
Rimane comunque in vigore quanto stabilito dall'art. 67 reg. not. che impone l'uso di inchiostro indelebile per la scritturazione degli originali atti pubblici notarili, in considerazione di quanto previsto dall'art. 53 l.n..
In relazione alla obbligatorietà dell'utilizzo di inchiostro nero indelebile per la redazione dell'atto pubblico, non è prevista espressa menzione. "
Considera che molti dei certificati da noi redatti hanno la qualifica di atti pubblici.
E comunque anche alle Poste si consiglia di usare il blu o blu/nero;inoltre ho visto accettare dalle banche senza difficoltà assegni redatti in colore celeste.
Spero di non averti confuso troppo le idee...ma la colpa è dei legislatori italiani.
Cordiali saluti