Valutazioni su qualità stilografiche italiane e giapponesi

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novainvicta
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Valutazioni su qualità stilografiche italiane e giapponesi

Messaggio da novainvicta »

Vorrei condividere con voi una mia riflessione sull'argomento in oggetto.
Premetto che sono molto orgoglioso di usare un prodotto nazionale, qualunque esso sia se ben progettato e costruito.
Però, c'è sempre un però, ho notato negli ultimi anni (diciamo inizio secolo) uno scadere della qualità costruttiva (riferita ai singoli elementi costitutivi del prodotto finale) delle stilografiche italiane rispetto quelle giapponesi.
Intendo spiegarmi meglio, se ci riesco, perchè sono consapevole che il tema è quantomeno arduo da affrontare. Ho avuto alcune stilografiche italiane che nonostante io le preferissi hanno sempre mostrato qualche noia dovuta, secondo me, ad un mancato o inefficiente controllo di qualità: celluloide della Visconti (serie Voyager e qualche Manhattan) potenzialmente propensa alla cristallizzazione; Aurora Hastil che non ha mai voluto sapere di "partire subito" e, nel giro di cinque anni, ha mostrato il cedimento della cannula ove si innesta converter/cartuccia; Delta, bellissime, ma con conduttori e pennini (Boch ?) non all'altezza del prodotto finale proposto e abbisognevole di idonea manutenzione.
Per contro stilogtrafiche giapponesi (Pilot, Sailor e Platinum), più a meno dello stesso livello ma con un rapporto qualità/prezzo elevato, che scrivono da subito, sempre, comunque e bene. Non mi hanno dato mai alcun problema di inefficienza costruttiva. Anche la TWSBI (si lo sò non è giapponese) che pur sembrando un codice CAPTCHA si è dimostrata, finora, una magnifica sorpresa (posseggo una VAC 700 R Iris).
Per avere qualcosa di analogo (mi sembra che la TWSBI costruisca in policarbonato) bisogna spendere uno sproposito. Non sono un chimico ma mi riesce difficile pensare nel XXI secolo che tutte le celluloidi, ebaniti, bacheliti, galatiti siano tutte eguali, nei vari prodotti finali, cioè insiti portatrici sane di carenze strutturali che ne inficiano la durabilità (Posseggo una Waterman 52 di circa 80 anni e non mostra alcun segno di obsolescenza evidente e tra l'altro è ancora un piacere usarla).
E' solo una mia errata valutazione ?
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piccardi
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Valutazioni su qualità stilografiche italiane e giapponesi

Messaggio da piccardi »

Sulle giapponesi la mia limitata esperienza di penne attuali coincide con la tua.

Per la TWISBI invece no, il policarbonato con cui è costruita è resistentissimo agli urti casuali (la mia 580 l'ho pure fatta volare per terra tre o quattro volte per spaventare un amico) ma nel tempo si è dimostrato non sopportare alcuni tipi di sforzo (si è rotto il cappuccio in corrispondenza della banda, si è rotto il punto di attacco del gruppo pennino).

L'ebanite è, fra i materiali utilizzati nella costruzione delle penne, fra i più stabili (sicuramente più della celluloide), ma tieni presente che con l'esposizione alla luce lo zolfo tende a ossidarsi ed emergere, e comunque è un materiale abbastanza fragile.

Una Wahl All Metal, a parte qualche ammaccatura se ti cade per terra, è sostanzialmente indistruttibile...

Simone
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Valutazioni su qualità stilografiche italiane e giapponesi da ultimo

Messaggio da maicol69 »

Concordo senz’altro
Da ultimo sto approfondendo l’universo nipponico e devo dire che non ho mai avuto problemi di sorta a prescindere dal fatto che si tratti di una penna da pochi euro o di un pezzo di pregio
Penso che pilot da questo profilo sia imbattibile, ma anche sailor e platinum mi hanno dato grandi soddisfazioni
In europa ormai mi “fido” solo di pelikan e di lamy
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