Grand Paragon, dunque. Il nomignolo “Grand” le sta a pennello. Per me, che sono praticamente nato alla stilografica con una Montblanc Meisterstück 149 piú di quarant’anni fa, la 149 é una penna “normale”. Per questo, anche la Grand Paragon mi sembra di una taglia normale. Peró…
Recentemente ho messo in fila le penne ammiraglie di varie case produttrici. Comincio con una a me carissima, la Extra 1930 di Montegrappa. Misura 137.5 mm da chiusa. Misuro un paio di Parker Duofold contemporanee, modello Centennial: 137 mm la MK1, 138 mm la piú recente MK2. Una classica OMAS 557-F Paragon, 1996: 142 mm. La stessa penna, ma in celluloide Arco, una OMAS Extra del 1992, é appena piú corta: 141 mm. La sua antenata, la Gentlemen in celluloide, é ancora un poco piú corta, a 139 mm, 140 mm quella in celluloide grigioperla. Se andiamo un poco piú indietro, la Omas Lucens modello Senior (cioé la piú grande della serie), degli anni ’30 e primi ’40, misura 137 mm. La classica Duofold Lucky Curve, 1930, taglia senior, é lunga 139 mm. Il modello che segue, la Duofold streamlined, modello grande, e appena piú corta, a 137 mm. Rientra nello stesso rango di misure anche la Montblanc Meisterstück 146. La mia, del 1980, é lunga 143 mm. Quelle precedenti, anni ’50, erano appena piú corte, quelle contemporanee piú lunghe: 146 mm, di fatto appena un paio di millimetri meno della 149.
Perché questa premessa di numeri? Perché, per la mia percezione, ho sempre considerato che la Montblanc 146 fosse una penna di taglia media, mentre la 149 una taglia grande. Ma i numeri dicono che la 146 é in realtá una penna senior, della lunghezza della maggior parte delle penne grandi di altre marche. La 149, di conseguenza, dovrebbe considerarsi una stilografica extra-grande, una oversize. Detto questo, mi risulta ora chiaro che la mia preferenza va alle stilografiche extra-grandi.
Non ci sono molte stilografiche extra-grandi, di serie, con la elegante sobrietá che piace a me. A parte la 149, Montblanc ha fatto una Bohéme Big Size che é uno spettacolo: pennino retrattile, finiture platinate, da chiusa appena piú corta di una 149, ma di spessore analogo, e da aperta, con il pennino esteso, un poco piú lunga di una 149. Penna di superba sobrietá. Montblanc la produsse per poco tempo ed oggi é una raritá, che si fa pagare come tale. Io ebbi la fortuna di trovarne una usata in Costa Rica, a un prezzo francamente ridicolo. Ci sono altre Montblanc “grandi”, ma tutte un po’ troppo sopra le righe per i miei gusti. L’ultima edizione limitata grande, la Writers Edition Omero, non é male, ma non potrei onestamente definirla una penna sobria.
Conway Stewart fa un paio di oversize che trovo molto belle: la Churchill e (soprattutto) la Winston. Nelle livree nere, sia in finiture dorate che platino, sono penne che possono sedere tranquillamente accanto a una Meisterstück 149, che qui uso come riferimento quintessenziale della penna oversize ma con decoro. Di fatto, potrebbe essere la mia prossima penna, mercato britannico extra-UE permettendo.
Ci sono delle belle giapponesi, ma é un segmento che non conosco e sul quale non ho intenzione di affacciarmi. Tralascio il caso (i casi) per ignoranza e un certo disinteresse.
E poi… c’era una volta la Grand Paragon di OMAS.C’era fino a pochi anni fa, anche se sembra un secolo da quando OMAS ha chiuso le porte. Molti di voi, che hanno giá letto altri miei interventi sull’argomento, sapranno che la Grand Paragon é, forse, il mio disegno di penna preferito. Con i suoi 149 mm di lunghezza, é una penna imponente. Ma il disegno… le proporzioni del corpo e la leggera rastrematura verso la base ne fanno, a mio avviso, la più dorica tra le stilografiche. La sezione é lunga, spessa, sagomata, voluttuosamente in argento massiccio, rotonda ma con una terminazione dodecagonale per migliorarne ancora la presa. La fascia metallica unica sul cappuccio é classica ed eminentemente contemporanea, con il motivo a greca appena accennato che la lega alla tradizione OMAS, faccettato su cinque lati e rotondo su tre, una finezza. E la clip, solida come una minuta scultura, é una dichiarazione di italianitá nello stile, aerodinamica come un’automobile di lusso, un oggetto di vero design. I pennini delle Grand Paragon (ne ho diverse e vale per tutti) sono pennini moderni semplicemente perfetti, nel flusso dell’alimentatore in ebanite e nel tratto deliziosamente scorrevole, appena elastico, vivo. Fanno onore al vecchio Simoni, che voleva che una penna desse piacere allo scrivere.
Di tutte le penne che conosco (e ammetto di conoscerne solo un certo numero), la Grand Paragon é quella che siede accanto alla Meisterstück 149 piú da pari a pari. La mia mano, che é esigente, corre senza distinzioni all’una o all’altra. Con frequenza vuole impugnare una Grand Paragon come prima scelta.
Eccola qui, la mia Grand Paragon in celluloide Wild. Scrive benissimo con il suo pennino finissimo. E’ un monumento alla scrittura stilografica. Con queste linee come marmo screziato é, ai miei occhi, la miglior rilettura di una penna di lusso degli anni ’30. E’ una reinterpretazione perfetta. Brava!
L’ho battezzata Siderea, perché quelle nebulose lattee nella celluloide nera mi ricordano le nubi cosmiche di galassie in formazione, e per fare onore a OMAS e alla sua Galileo Galilei nella stessa celluloide, ricordando il titolo del suo famoso “Sidereus nuncius”, il libello nel quale annunció le sue fondamentali osservazioni astronomiche.
Buon fine d'anno a tutti, e un inizio migliore.