Quasi esattamente tre anni fa, sulle pagine di questo stesso forum, avevo scritto di come si possa usare una penna stilgrafica, tra le altre tante cose, anche per descrivere una nuova specie di orchidea non solo a parole, ma anche tracciandone su un foglio i caratteri unici e distintivi (quell’argomento puó leggersi qui: https://forum.fountainpen.it/viewtopic.php?t=14215). Un paio di fotografie mostravano il mio quaderno di appunti e la mia Montegrappa Extra 1930 in celluloide Nero Bambù (la pefetta penna del botanico, con quella sua aria di germoglio vegetale) alle prese con il primo sbozzo di descrizione di una nuova specie di orchidea della Costa Rica: la Dichaea auriculata, questo era il nome che si poteva leggere annotato sul quaderno.
La mia "Montegrappa del botanico" e un'orchidea, tre anni dopo
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La botanica non è una scienza rapida. Il mestiere di dare un volto e un nome alla diversitá delle piante che popolano il nostro pianeta è fatto di pazienti verifiche e comparazioni con quanto, nei quasi 280 di storia della botanica moderna, è già stato scoperto e rivelato alla scienza. Conosciamo già poco meno di 400 mila specie di piante e ogni anno altre 2000 rcentemente scoperte si aggiungono alla lista. Quasi il 10% di tutte le piante con fiore sono orchidee, e il lavoro di confronto con le migliaia di nomi esistenti, con frequenza pubblicate su riviste e libri antichi e difficili da reperire, con esemplari di museo non sempre nelle condizioni ideali per il loro studio, richiede tempo.
Quasi esattamente tre anni fa, sulle pagine di questo stesso forum, avevo scritto di come si possa usare una penna stilgrafica, tra le altre tante cose, anche per descrivere una nuova specie di orchidea non solo a parole, ma anche tracciandone su un foglio i caratteri unici e distintivi (quell’argomento puó leggersi qui: https://forum.fountainpen.it/viewtopic.php?t=14215). Un paio di fotografie mostravano il mio quaderno di appunti e la mia Montegrappa Extra 1930 in celluloide Nero Bambù (la pefetta penna del botanico, con quella sua aria di germoglio vegetale) alle prese con il primo sbozzo di descrizione di una nuova specie di orchidea della Costa Rica: la Dichaea auriculata, questo era il nome che si poteva leggere annotato sul quaderno.
Quasi esattamente tre anni fa, sulle pagine di questo stesso forum, avevo scritto di come si possa usare una penna stilgrafica, tra le altre tante cose, anche per descrivere una nuova specie di orchidea non solo a parole, ma anche tracciandone su un foglio i caratteri unici e distintivi (quell’argomento puó leggersi qui: https://forum.fountainpen.it/viewtopic.php?t=14215). Un paio di fotografie mostravano il mio quaderno di appunti e la mia Montegrappa Extra 1930 in celluloide Nero Bambù (la pefetta penna del botanico, con quella sua aria di germoglio vegetale) alle prese con il primo sbozzo di descrizione di una nuova specie di orchidea della Costa Rica: la Dichaea auriculata, questo era il nome che si poteva leggere annotato sul quaderno.
Tre anni più tardi, quel nome è infine divenuto reale nell’atto di battesimo della nuova specie (che i botanici chiamano oscuramente un “protologo”), pubblicato questo aprile sulla rivista scientifica Blumea, una rivista internazionale sulla biodiversità, evoluzione e biogeografia delle piante edita dall’Erbario Nazionale dei Paesi Bassi. Sulle pagine della rivista si possono leggere le brevi frasi in latino vergate inizialmente a penna, e osservare il disegno i cui dettagli erano stati sbozzati con la stilografica sul mio quaderno.
Ed eccola qui nuovamente, la mia cara Montegrappa Extra 1930 "Acque del Sile", con il vecchio quadernetto che avevo in uso tre anni fa e con quello nuovo, che ato usando in questi giorni. Non è cambiato molto in questi tre anni: qualche penna in più, qualche pubblicazione in più, qualche anno più vecchio...
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Complimenti per tutto, per la pubblicazione, per i quaderni e per la grafia!
Veramente un modo nobile ed appropriato per l’uso di una bella stilografica.
Una domanda: ma Tu scrivi in latino come fosse una lingua attuale?
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Cesare Augusto
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Tutto assolutamente meraviglioso: l'orchidea, la scoperta, il disegno, la pubblicazione ... un onore leggerti. 
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Tutte le volte che ti leggo.....rimango estasiato!
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La mia "Montegrappa del botanico" e un'orchidea, tre anni dopo
La penna è meravigliosa, ma a quanto leggo ci vorrebbe un mutuo..
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La mia "Montegrappa del botanico" e un'orchidea, tre anni dopo
Grazie per aver pubblicato queste pagine della tua straordinaria vita. Complimenti.
Laura
La mia "Montegrappa del botanico" e un'orchidea, tre anni dopo
Carissimi amici di penna:
prima di tutto volevo scusarmi per i tanti errori nel testo: lettere che mancano, omissioni e sostituzioni...
Avrete forse sentito parlare di un piccolo demone, creato dalla fervida immaginazione dei monaci medioevali, che nella penombra del loro scriptorium copiavano in ammirevole grafia i testi sacri: Titivillus, si chiamava il demonietto, e certo era un demone minore, ma tormentava gli amanuensi. Soprattutto nelle lente, pigre ore del primo pomeriggio, quando la sonnolenza del claustro minaccia l'attenzione del lavoro, il monaca commetteva i suoi errori: saltava una lettera o una parola del testo originale, a volte addirittura una riga intera! Noi penseremmo che si trattasse di distrazione, o di sonno, ma l'amanuense - tormentato dai demoni - attribuiva l'errore all'operato di Titivillus, il cui lavoro era proprio quello di rubare una lettera qui e una lettera lá, e metterle nel sacco che porta sulle spalle. Lavoro a sua volta certosino e apparentemente di poco scopo, ma vocali e consonanti cosí offerte al nemico avevano in realtá un obiettivo tremendo, per la gloria di Titivillus: riunire tutte le lettere necessarie per comporre il testo della Antibibbia, con la quale si annuncerebbe la fine del mondo!
Dopo aver perseguitato i monaci negli scriptoria sparsi attraverso l'Europa dell'Etá Media, con l'avvento della stampa Titivillus si spostó dal convento ala tipografia e divenne il demone temuto da correttori di bozze, impaginatori e tipografi. Ne sono vittima da quando, vent'anni fa, inizió a pubblicarsi la rivista scientifica del nostro centro di ricerca, Lankesteriana. Per quanti sforzi facciamo io e i miei colleghi per leggere e rileggere, e leggere ancora una volta e un'altra i testi della rivista, i titoli, le didascalie, le note, alla fine Titivillus la fa sempre franca e qualcosa manda storto...
Dunque, mi scuso per gli strafalcioni, e per sentirmi meglio do la colpa a Titivillus...
Grazie per le vostre belle parole, Automedonte, G P M P, tagaloa, cirovallone, Silemar: fa sempre molto piacere sapere di avere reso meno cupa la giornata degli amici.
P.S. Automedonte, vorrei, oh come vorrei, poter scrivere e parlare il latino come se fosse una lingua viva, cosí come la sento nella mia testa! E invece, bazzico solo le sale scarne del latino botanico, che é facile e senz'arte ed ora anche senza ragione. Dal 2011 l'obbligo di usare qualche breve locuzione in latino per descrivere le caratteristiche salienti di una nuova pianta é stato abolito, e sostituito dalla possibilitá di farlo in latino o in inglese! Come potrai immaginare, siamo rimasti ben pochi a scegliere il latino, dinosauri brucando pacificamente tra le antiche felci arboree, mentre l'asteroide si avvicina...
prima di tutto volevo scusarmi per i tanti errori nel testo: lettere che mancano, omissioni e sostituzioni...
Avrete forse sentito parlare di un piccolo demone, creato dalla fervida immaginazione dei monaci medioevali, che nella penombra del loro scriptorium copiavano in ammirevole grafia i testi sacri: Titivillus, si chiamava il demonietto, e certo era un demone minore, ma tormentava gli amanuensi. Soprattutto nelle lente, pigre ore del primo pomeriggio, quando la sonnolenza del claustro minaccia l'attenzione del lavoro, il monaca commetteva i suoi errori: saltava una lettera o una parola del testo originale, a volte addirittura una riga intera! Noi penseremmo che si trattasse di distrazione, o di sonno, ma l'amanuense - tormentato dai demoni - attribuiva l'errore all'operato di Titivillus, il cui lavoro era proprio quello di rubare una lettera qui e una lettera lá, e metterle nel sacco che porta sulle spalle. Lavoro a sua volta certosino e apparentemente di poco scopo, ma vocali e consonanti cosí offerte al nemico avevano in realtá un obiettivo tremendo, per la gloria di Titivillus: riunire tutte le lettere necessarie per comporre il testo della Antibibbia, con la quale si annuncerebbe la fine del mondo!
Dopo aver perseguitato i monaci negli scriptoria sparsi attraverso l'Europa dell'Etá Media, con l'avvento della stampa Titivillus si spostó dal convento ala tipografia e divenne il demone temuto da correttori di bozze, impaginatori e tipografi. Ne sono vittima da quando, vent'anni fa, inizió a pubblicarsi la rivista scientifica del nostro centro di ricerca, Lankesteriana. Per quanti sforzi facciamo io e i miei colleghi per leggere e rileggere, e leggere ancora una volta e un'altra i testi della rivista, i titoli, le didascalie, le note, alla fine Titivillus la fa sempre franca e qualcosa manda storto...
Dunque, mi scuso per gli strafalcioni, e per sentirmi meglio do la colpa a Titivillus...
Grazie per le vostre belle parole, Automedonte, G P M P, tagaloa, cirovallone, Silemar: fa sempre molto piacere sapere di avere reso meno cupa la giornata degli amici.
P.S. Automedonte, vorrei, oh come vorrei, poter scrivere e parlare il latino come se fosse una lingua viva, cosí come la sento nella mia testa! E invece, bazzico solo le sale scarne del latino botanico, che é facile e senz'arte ed ora anche senza ragione. Dal 2011 l'obbligo di usare qualche breve locuzione in latino per descrivere le caratteristiche salienti di una nuova pianta é stato abolito, e sostituito dalla possibilitá di farlo in latino o in inglese! Come potrai immaginare, siamo rimasti ben pochi a scegliere il latino, dinosauri brucando pacificamente tra le antiche felci arboree, mentre l'asteroide si avvicina...
- francoiacc
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Sempre bellissime le tue composizioni, la tua calligrafia e le tue penne, per non parlare della perfezione delle tue foto, quando le vedo mi danno un piacevole senso di calore unito all’ammirazione per il raffinato gusto che sprigionano, bravo. 
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- stanzarichi
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Questa penna è sempre più bella 

Riccardo
La mia "Montegrappa del botanico" e un'orchidea, tre anni dopo
E so legger di greco e di latino,fufluns ha scritto: ↑giovedì 23 aprile 2020, 19:47
P.S. Automedonte, vorrei, oh come vorrei, poter scrivere e parlare il latino come se fosse una lingua viva, cosí come la sento nella mia testa! E invece, bazzico solo le sale scarne del latino botanico, che é facile e senz'arte ed ora anche senza ragione. Dal 2011 l'obbligo di usare qualche breve locuzione in latino per descrivere le caratteristiche salienti di una nuova pianta é stato abolito, e sostituito dalla possibilitá di farlo in latino o in inglese! Come potrai immaginare, siamo rimasti ben pochi a scegliere il latino, dinosauri brucando pacificamente tra le antiche felci arboree, mentre l'asteroide si avvicina...
e scrivo e scrivo, e ho molte altre virtú:
non son piú, cipressetti, un birichino,
e sassi in specie non ne tiro piú.
Salute a te
Polemarco
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Ti faccio i complementi (mi auguro che non sia infastidito della licenza che mi sono preso di darti del"tu"). Si, complimenti vivissimi per la pubblicazione della scoperta sulla rivista di botanica che credo, anzi sono sicuro, ti abbia reso orgoglioso. Confesso di essere ritornato più volte a riguardare questo 3D. La lettura mi ha coinvolto e mi ha fatto scoprire una Stilografica di una casa italiana che non conoscevo prima di incontrarla nei tuoi scritti in cui traspare anche il tuo amore verso le terre dei tuoi nonni e verso i colori del Sile che hai ritrovato in quelli della tua Montegrappa Extra 1930. Trovo davvero interessante l'utilizzo che fai della stilografica sia per la scrittura che per il disegno e ammiro la tua straordinaria capacità nel cimentarti con disinvoltura anche nell'utilizzo del latino.
Grazie per averci "contagiato" con le tue emozioni in questo 3d.
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Come sempre, il nostro non delude...
Da studioso, sebbene mancante della tua esperienza, provo benessere nel vedere quanta cura c'è nel tuo lavoro.
Grazie sempre
Da studioso, sebbene mancante della tua esperienza, provo benessere nel vedere quanta cura c'è nel tuo lavoro.
Grazie sempre
Non ti è imposto di completare l'opera ma non sei libero di sottrartene.
(Rabbi Tarfón)
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La mia "Montegrappa del botanico" e un'orchidea, tre anni dopo
Ti dico solo una cosa, quando leggo il tuo nome tra i nuovi post, non manco mai uno sguardo attento! Complimenti per la foto, per la scoperta, per la penna e per la grafia: non necessariamente in quest’ordine! 
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La mia "Montegrappa del botanico" e un'orchidea, tre anni dopo
ciao, complimenti per tutto quanto, compreso l'avermi ridestato una reminescenza liceale del demonietto degli scriptorium. Bella soddisfazione vedere l'idea la bozza,...lo studio e la ricerca terminata con una pubblicazione.
Mi ha ricordato in un certo qual modo le fasi di un'idea fotografica, che quando non esisteva ancora il mondo digitale, aveva tempi a volte distanti l'uno dall'altro: composizione e scatto, sviluppo ed infine la stampa, che ci mostrava l'idea originaria in "carne ed ossa", osservabile concretamente, magari su una bella carta baritata.
Mi ha ricordato in un certo qual modo le fasi di un'idea fotografica, che quando non esisteva ancora il mondo digitale, aveva tempi a volte distanti l'uno dall'altro: composizione e scatto, sviluppo ed infine la stampa, che ci mostrava l'idea originaria in "carne ed ossa", osservabile concretamente, magari su una bella carta baritata.