inchiostro fatto male?
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inchiostro fatto male?
Ho cercato di fare le cose per bene:90 gr di galledi quercia in750 ml di acqua distillata; macerazione per 24 ore durante alcune delle quali a caldo (bagnomaria). Aggiunti 60 gr di solfato di ferro in polvere. Altre 24 ore di attesa. Filtrazione con collant e carta di rotolone. Risultato un "inchiostro"che,in bottiglia ha un aspetto bellissimo: nero un po' blu; assolutamente non trasparente nella bottiglia. Sembra giusto ma, caricato nella stilo.... a stento si vede un grigio pallidissimo. Dove e in che cosa ho sbagliato?
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La butto lì, alimentatore che trattiene i pigmenti ? Particelle sospese nella boccetta?
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Vado a memoria, mi pare che i tempi siano più lunghi.
L'inchiostro ferrogallico autoprodotto si usa SOLO con i pennini da intinzione, sempre se non si vuole avere problemi con la stilografica.
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Massimo
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A mio parere l'autoproduzione non c'entra. I ferrogallici sono inchiostri complessi e per poterli apprezzare necessitano di una stilografica dotata di un flusso abbondante ed un pennino medio, io apprezzo moltissimo gli stub.
Tempo addietro, attirato dalla resistenza all'acqua, acquistai il Rohrer & Klingner "Salix", in boccetta si presentava splendido, ma caricato in una TWSBI 580 con pennino EF il risultato fù un disastro. Colore slavato e poca scorrevolezza.
Ora non mi esprimo sulla tua ricetta, dato che non ne ho le competenze ma ti consiglio di riprovare con una penna diversa con le caratteristiche giuste.
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- Syrok
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Eventualmente prova anche con un pennino da intinzione come già consigliato, probabilmente i pigmenti vengono trattenuti dall'alimentatore magari procurando alla lunga anche intasamenti dello stesso
- courthand
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Di ferrogallici autoprodotti ho usato quello di Daniela fatto su ricetta di Ugo da Carpi del 1525 e devo dire che è bellissimo: se cerchi sul forum la trovi e vai sul sicuro.
Comunque sia l'acidità del composto, dovuta al rapporto non stechiometrico tra i componenti, mi sa che sia poco compatibile con l'uso stilografico.
Comunque sia l'acidità del composto, dovuta al rapporto non stechiometrico tra i componenti, mi sa che sia poco compatibile con l'uso stilografico.
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inchiostro fatto male?
La ricetta che ho seguito è quella indicata da Daniela come quella del Palatino.Per quanto riguarda il rapporto stechiometrico, se mi è facile calcolare che in 60 grammi di solfato di sodio ci sono 0,315 moli, come faccio a sapere in 90 grammi di galle di quercia quante moli ci sono per sapere che sono nel rapporto stechiometrico giusto?courthand ha scritto:Di ferrogallici autoprodotti ho usato quello di Daniela fatto su ricetta di Ugo da Carpi del 1525 e devo dire che è bellissimo: se cerchi sul forum la trovi e vai sul sicuro.
Comunque sia l'acidità del composto, dovuta al rapporto non stechiometrico tra i componenti, mi sa che sia poco compatibile con l'uso stilografico.
Comunque ci riprovo: aumento il tempo di macerazione e bollo più a lungo. Vi tengo informati.
- courthand
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inchiostro fatto male?
É proprio perché non è possibile conoscere il contenuto di acido tannico delle galle (che, tra l'altro, varia sensibilmente a seconda del tipo di galle usate) che la quantità di vetriolo aggiunta é calcolata per eccesso, cosa che provoca l'acidità del prodotto finale.
La faccenda la potrebbe spiegare meglio Ottorino, chimico vero mentre il sottoscritto é costretto ad attingere a ricordi universitari risalenti agli anni settanta del secolo scorso.
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Impossibile sapere quanto tannino (acido gallico) estratto senza dosarlo in qualche modo. (Senza contare che anche altri tannini possono complessare il Fe II.)
Forse si potrebbe dosare il ferro II in eccesso con l'ortofenantrolina, ma è roba da laboratorio non da casa.
Ammesso che si riesca a vedere il rosso del complesso Fe-ortofenan dentro alla broda scura dei Fe-gallati
Forse si potrebbe dosare il ferro II in eccesso con l'ortofenantrolina, ma è roba da laboratorio non da casa.
Ammesso che si riesca a vedere il rosso del complesso Fe-ortofenan dentro alla broda scura dei Fe-gallati
C'è rimedio ? Perché preoccuparsi ? Non c'è rimedio ? Perché preoccuparsi ?
Un bel panorama si vede dopo una bella salita
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La ricetta di Palatino - indicata dallo stesso autore nel celebre trattato cinquecentesco - non è stata formulata per l'uso con la stilografica. Le ricette di quel periodo sono formulate per essere usate con la penna d'oca. Infatti i primi inchiostri - ferrogallici anche quelli - a produzione industriale, davano così tanti problemi di corrosione con i pennini da intinzione, che si cominciò a placcarli in oro, materiale più resistente delle leghe in ferro usate per la produzione dei primi pennini da intinzione. Ciò non toglie che oggi possiamo usare tranquillamente i pennini moderni e anche quelli vintage con gli inchiostri autoprodotti su quelle ricette antiche, sia perchè i pennini che reperiamo in commercio o nei mercatini sono in genere realizzati in leghe più resistenti alla corrosione, sia perchè non passiamo (Ah, purtroppo!) le giornate a scrivere come accadeva invece a commercianti e altri lavoratori o studenti alla fine dell'Ottocento\primi del NovecentoPASTICCIONE ha scritto:La ricetta che ho seguito è quella indicata da Daniela come quella del Palatino

Detto questo, mi pare che tu abbia omesso un ingrediente fondamentale nella ricetta di Palatino, ossia la gomma arabica. E per fortuna, perchè quella avrebbe reso l'inchiostro adatto ad essere usato per intinzione, ma formidabile come intesapenne, se usato con le stilo.
I miei inchiostri autoprodotti poi, lasciano bei residui, ed è del tutto normale. Pigmenti, gomma, etc. che rendono la scrittura quasi "tridimensionale" ma davvero non oso immaginare cosa accadrebbe ad usarli su un moderno alimentatore a lamelle.
Per quanto riguarda invece i ferrogallici oggi prodotti dalle varie Case per un utilizzo con le stilografiche, li trovo sicuri sulle penne per quella che può essere la mia limitata esperienza. Non posso che condividere quanto già scritto da Fantoni riguardo al Salix: per apprezzarlo occorre una penna con flusso cospicuo e tratto non sottilissimo.
Però i ferrogallici autoprodotti, per una lunga serie di motivi, non li userei mai su una stilografica.
"Scrittura e pittura sono le due estremità della stessa arte e la loro realizzazione è identica" - Aforisma di Shitao
Daniela
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